L’Ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

Gioia e commozione

di Roberta Pedrotti

Il ciclo beethoveniano proposto dal Comunale di Bologna in otto appuntamenti di domenica mattina vede la seconda Sinfonia affiancata da pagine di Vivaldi e Bloch, che mettono ben in evidenza le qualità del primo violoncello della Fondazione, Francesco Maria Parazzoli. Sul podio si applaude l'interessante debutto bolognese del giovane Rotem Nir.

BOLOGNA, 25 gennaio 2026 - Una domenica mattina a Bologna, ancora in città approfittando della recita la sera prima, può essere un'ottima occasione per prenderci una boccata di gioia. Gioia, infatti, è il titolo di un bel ciclo beethoveniano rivolto dal Comunale a un pubblico eterogeneo, ai consueti habitué, certo, ma anche ai neofiti e ai curiosi di ogni età. La politica dei prezzi (da un massimo di 10 euro a uno simbolico per i minorenni) va di pari passo con il taglio divulgativo impresso dall'introduzione a cura di Martino Ruggero Dondi. Al di là della capacità di orientare con chiarezza il pubblico in argomenti tecnici, si è molto apprezzato il modo con cui ha dichiarato di non conoscere bene il pezzo di Vivaldi in programma accanto alla Seconda di Beethoven (la Sonata per violoncello e continuo in mi minore RV 40 orchestrata da Bazelaire e Indy) e di aver chiesto lumi al solista di cui riportava le osservazioni. Non presentarsi come oracolo onnisciente e comunicare anche l'importanza di ammettere i propri limiti rivolgendosi a chi è più competente su una materia può essere una lezione più importante di mille nozioni.

Altro elemento fondante - e assai ghiotto all'ascolto - è costituito dai programmi che affiancano alle sinfonie beethoveniane pagine che valorizzano le prime parti dell'orchestra del Comunale (in questo caso il primo violoncello Francesco Maria Parazzoli) e permettono di ascoltare nomi nuovi per il podio bolognese, non necessariamente giovani in stretto senso anagrafico. In un mondo schizofrenico che tratta da pupi impuberi fin musicisti cinquantenni e nel frattempo va a caccia di fenomeni sempre più verdi anche a rischio di consumarli prima del tempo, dev'essere chiaro che ogni artista, come ogni persona, non cessa mai di crescere, evolversi, maturare e che ogni carriera ha i suoi tempi e le sue occasioni, ma pure che un trentenne, che ha già diritto di votare e guidare da dodici anni, possa considerarsi a buon diritto adulto, consapevole, in possesso di un proprio bagaglio tecnico e professionale di base consolidato.

Nato nel 1998, Rotem Nir può ben dirsi giovane anche all'anagrafe e come musicista pare già in dotato degli strumenti per una bella carriera. Dirige la Sonata di Vivaldi e Prayer di Bloch senza bacchetta, che impugna poi per la Seconda di Beethoven, in entrambi i casi con gesto eloquente e chiaro, che non perde misura ed eleganza anche là dove l'attitudine fisica si fa quasi danzante. Piace lo slancio con cui affronta la sinfonia, lo spirito fresco con cui sottolinea la continuità con Mozart, con una sonorità classica in cui sempre più si fa strada un impeto nuovo, né vien meno l'equilibrio o la continuità del discorso. Nir sul podio mostra innata e non trascurabile empatia, sia essa gioiosa in Vivaldi e Beethoven, sia invece commossa in Prayer di Bloch, al termine del quale anche dalla platea si notano gli occhi umidi di lacrime mentre abbraccia Parazzoli. Il primo dei tre pezzi From Jewish Life, B.54, ispirato a una preghiera ashkenazita ascoltata in una sinagoga di New York, suona particolarmente significativo in questo momento e alla vigilia del Giorno della Memoria; la lettura di Parazzoli è, poi, assai toccante, forte di una bellezza di suono e di un'intensità espressiva che rendono piena giustizia al lavoro di Bloch. Assai apprezzato è parimenti il cimento vivaldiano, in cui trovano un felice equilibrio il piacere della cavata legittimata dalla trascrizione novecentesca e la dinamica degli affetti sorvegliata con il gusto imposto dall'origine settecentesca.

La riuscita di tutta l'operazione è data dalla corrispondenza fra bontà d'intenti, qualità della realizzazione e risposta del pubblico: l'auditorium Manzoni è vicino all'esaurito, il pubblico di tutte le età è più attento che mai, senza chiacchiere, cellulari trillanti e caramelle scartocciate, al massimo qualche applauso fra i movimenti segno di franco entusiasmo e gratitudine e dunque di nessuno disturbo. Anzi, si sorride, perché di occasioni per abituarsi all'uso corrente ce ne saranno, si spera, ancora molte.

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