L’Ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

Apoteosi della Danza

di Matteo Lebiu

Concerto di grande richiamo per la Sinfonica di Milano, che propone un programma capace di coniugare novità e grande repertorio. Dalla prima assoluta di Gioco di squadra di Nicola Campogrande, ispirata allo spirito olimpico e accolta con entusiasmo dal pubblico, al debutto milanese della giovane pianista Jeneba Kanneh-Mason nel Secondo Concerto di Rachmaninov, fino alla travolgente Settima di Beethoven diretta da Emmanuel Tjeknavorian, la serata conferma l’ottimo stato di forma dell’orchestra e la solidità della sua attuale direzione artistica.

MILANO, 30 gennaio 2026 - Auditorium tutto esaurito per il concerto di venerdì 30 gennaio 2026 della Sinfonica di Milano, a conferma di una stagione che continua a riscuotere grande interesse. Tre i nomi in cartellone: Campogrande, Rachmaninov e Beethoven. Se per gli ultimi due nomi non occorrono presentazioni, vale invece la pena soffermarsi su Nicola Campogrande, compositore residente dell’orchestra milanese dalla stagione 2023/2024, che ha presentato in prima assoluta il suo nuovo lavoro per orchestra Gioco di squadra.

Commissionata dalla Sinfonica in occasione delle Olimpiadi invernali Milano Cortina 2026, la composizione di Campogrande – dedicata al direttore Emmanuel Tjeknavorian – si ispira alla “coreografia” dei giocatori attorno alla palla. Proprio il pallone è rappresentato musicalmente da un inciso di quattro note che, dall’inizio alla fine, viene passato di strumento in strumento. Gioco di squadra ha suscitato un entusiasmo immediato nel pubblico grazie alla sua piacevolezza d’ascolto: una musica che non aggredisce né annoia, ma conquista con naturalezza, richiamando a tratti il Bernstein di Broadway, con episodi jazzy e suggestioni cinematografiche. Atmosfere rese con grande efficacia dalla Sinfonica di Milano sotto la direzione attenta e partecipe di Tjeknavorian.

Lo spostamento del gran coda Steinway sul palco segna il momento del Concerto per pianoforte e orchestra Nr. 2 in do minore Op. 18 di Rachmaninov, eseguito dalla ventiduenne pianista britannica Jeneba Kanneh-Mason, al suo debutto milanese. La sua lettura si distingue per precisione ed equilibrio, con un suono pieno e controllato sfoggiato sin dai celebri accordi iniziali del Moderato. Il tempo non eccessivamente sostenuto del primo movimento consente alla solista di valorizzare numerose frasi, mettendo in luce un’intesa quasi cameristica tra pianoforte e orchestra. Un dialogo che non sorprende, se si considera il forte legame della Kanneh-Mason con la musica da camera, coltivato anche attraverso lo stretto rapporto artistico con la sua famiglia, composta da musicisti di fama internazionale. Da segnalare la resa particolarmente curata del tema principale, in cui si riconosce ancora una volta la mano del Tjeknavorian violinista. Meno convincente, invece, il celebre Adagio sostenuto, penalizzato da una certa frammentarietà del discorso musicale, soprattutto nella parte orchestrale; ciò nonostante, colpisce la sensibilità della solista nell’accompagnare con finezza i soli di clarinetto e flauto. Con l’Allegro scherzando prende avvio la cavalcata verso l’apoteosi finale, che esplode nel Maestoso, dove il tema lirico si dispiega con tutta la sua verve tardo-romantica. Accolta da un pubblico entusiasta, la giovane pianista concede come fuori programma lo Studio in Mi maggiore Op. 10 Nr. 3 di Chopin, interpretato con grazia ed equilibrio, decisamente british.

La seconda parte della serata è interamente dedicata alla Sinfonia Nr. 7 in La maggiore Op. 92 di Beethoven, nella quale Tjeknavorian riafferma la sua lettura dello “scontro” insito nelle pagine del genio di Bonn, concezione già apprezzata nella Nona dei recenti concerti di Capodanno. L’incisività dell’interpretazione è evidente fin dal primo accordo in forte del Poco sostenuto, che sfocia nel festoso Vivace, dove l’orchestra dà subito prova di grande energia, con una menzione speciale per i corni. Il momento di massimo lirismo arriva con l’Allegretto, in cui il tema elegiaco si innalza dal registro grave degli archi fino all’acuto con i legni. Di tutt’altro carattere il Presto, affrontato con un metronomo serratissimo che non intacca minimamente la coesione ritmica dell’orchestra, capace di mutare colore con naturalezza nell’arcadico Trio. L’Allegro con brio finale chiude una lettura coerente e intensa, nella quale Tjeknavorian sottolinea con lucidità il vortice di sentimenti e passioni umane che attraversa l’intera sinfonia.

La calorosa e insistente accoglienza del pubblico e dei musicisti al termine del concerto sancisce l’efficacia della nomina di Tjeknavorian a direttore musicale della Sinfonica di Milano. A questo punto, i prossimi appuntamenti all’Auditorium di Largo Mahler diventano imperdibili.

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