L’Ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

Leopardi e l'orso

di Roberta Pedrotti

Un istrionico Danilo Rossi, solista e direttore, presenta con la Form un programma che affianca una notevole prima assoluta di Stefano Nigro al classicismo di Mozart e Haydn, per la gioia del pubblico.

CHIARAVALLE, 14 marzo 2026 - Mozart, Haydn e una prima assoluta. L'abitudine ci ha portato a non nutrire troppe aspettative: se non ci si trova in una rassegna o in un evento focalizzato sul contemporaneo, molto spesso una nuova commissione finisce per completare un programma di un concerto in modo più o meno piacevole, più o meno interessante, ma senza lasciare grosse tracce. Tanto più accanto a due dei tre pilastri del classicismo viennese, il nuovo pezzo di Stefano Nigro rischiava di passare inosservato. Invece, date per scontate ben note grandezze, l'attenzione si lascia volentieri catturare dal Dialogo della Natura e di un Islandese per viola e orchestra. Innanzitutto c'è il soggetto, una delle più note e significative Operette morali di Leopardi, un novello Odisseo che, varcando il Capo di Buona Speranza, incontra la Natura, gigante immane che accoglie con condiscendente ironia o implacabile indifferenza, infine con un distacco senza speranza, le domande esistenziali dell'essere umano. Questi è la viola solista, mentre la Natura si esprime attraverso le voci dell'orchestra. Sarebbe facile rifugiarsi nel concettoso, nel cerebrale, e invece Nigro serra il dialogo basandosi con arte sui saldi strumenti artigianali del contrappunto e dell'orchestrazione. “Torniamo all'antico e sarà un progresso” scrisse Verdi, non per fare il nostalgico, ma per ricordare che nei conservatori bisognasse studiare, e bene, la storia e la dottrina (il riferimento era a nuovi programmi di studi deupaperati, nihil sub sole novi anche nel XIX secolo...): Nigro non fa il passatista, non scrive musica “à la manière de”, ma sa scrivere oggi dando un senso vivo alla condotta delle parti, al rapporto fra timbri e registri, al trattamento di temi, contrappunti, fugati. Vien voglia di riascoltarlo, questo Dialogo della Natura e di un Islandese così ben congegnato nel rielaborare gli snodi e le sfaccettature del confronto teatrale e filosofico, e viene anche voglia di immaginare, a un decennio dal bicentenario della morte di Leopardi, un ciclo più ampio di Operette Morali in musica. Il venditore di almanacchi o Federico Ruysch con le sue mummie sarebbero ottimi soggetti.

La viola solista che tiene a battesimo questa nuova commissione Form è Danilo Rossi, ex prima parte scaligera da qualche anno versato, oltre che all'insegnamento, alla direzione, forte prima di tutto di una personalità energica ed esuberante. Imbracciando lo strumento passa dal contemporaneo al classico con la Sinfonia concertante per violino e viola di Mozart, che quasi completa un ciclo con la Concertante per fiati ascoltata un mesetto fa sempre nella stagione della Form. A condividere il proscenio troviamo il violinista Ulisse Mazzon, classe 1999, vincitore dell'ultima edizione del Concorso Postacchini: bel suono, ben controllato, fraseggio fluido e pronto virtuosismo. Resta tuttavia un po' travolto dall'irruenza di Rossi, tanto che i due danno l'impressione di suonare insieme più che di far musica insieme, in Mozart così come nell'indiavolata Passacaglia di Handel/Halvorsen proposta come bis.

Il carattere di mattatore di Danilo Rossi, con la sua musicalità accattivante ed estroversa, trova la sua esaltazione nella Sinfonia n. 82 in do maggiore Hob:I:82 L'orso di Haydn, non a caso priva di movimenti lenti, incorniciata fra un Vivace assai e un Vivace fortemente caratteristici, coloriti e ironici. Non si cerca la finezza stilistica storicamente informata quanto la comunicativa coinvolgente, il gesto istintivo, espressivo più che tecnico. L'orchestra risponde con slancio, il finale trascinante galvanizza un pubblico che per tutta la serata aveva mantenuto alta l'attenzione e vivo l'entusiasmo. E la serata si chiude con un sorriso sereno e divertito.

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