L’Ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

Incompiuta bellezza

di Matteo Lebiu

Al Teatro Dal Verme di Milano, Diego Fasolis ha diretto l’Orchestra I Pomeriggi Musicali e il Coro della RSI in una solenne esecuzione della Grande Messa in do minore di Mozart. Tra l’eccellenza del coro, nel suo 90° anniversario di fondazione, e l’audace inserimento di un Agnus Dei, la serata ha celebrato il fascino dell’incompiuto riscuotendo un grande successo di pubblico.

MILANO, 14 marzo 2026 - Il concetto di "incompiuto" vanta una nobile tradizione nella cultura del Vecchio Continente, trovando una dimora d’eccezione nella storia della musica: basti pensare a capolavori come Die Kunst der Fuge di Bach o alla celebre Sinfonia Incompiuta di Schubert. Tuttavia, è Wolfgang Amadeus Mozart il compositore che più di ogni altro incarna questo legame profondo con l’opera “non finita”. Un esempio monumentale è la Grande Messa in do minore KV 427, protagonista del recente concerto al Teatro Dal Verme di Milano, che ha visto impegnati l’Orchestra I Pomeriggi Musicali e il Coro della Radiotelevisione Svizzera (RSI) sotto la direzione di Diego Fasolis.

L’esecuzione si è distinta fin dalle prime battute per la straordinaria precisione della compagine corale che, fondata nel 1936, celebra quest’anno il suo novantesimo anniversario. Gli attacchi delle varie sezioni sul Kyrie iniziale hanno letteralmente scolpito il maestoso portale barocco di questa cattedrale sonora, che a buon diritto si accosta alla Messa in si minore di Bach e al Messiah di Händel. Di grande impatto la solennità dolente del Qui tollis a doppio coro, dove Mozart omaggia la tradizione barocca tedesca. Il Coro RSI ha dato prova di una notevole potenza espressiva e di una ricca tavolozza di colori: dal subito piano nel già citato Qui tollis all’esultanza del Credo, fino al tono orante che ha accompagnato il Christe eleison.

Nel quartetto dei solisti emerge il soprano tedesco Lydia Teuscher. Nonostante qualche lieve incertezza nel registro grave, la Teuscher ha offerto una prova stilisticamente centrata, culminata in un’interpretazione delicata dell’Et incarnatus est, impreziosita da acuti eterei in pianissimo. Solide le prestazioni del tenore Moritz Kallenberg e del basso Johannes Weisser, quest’ultimo protagonista nel particolare Agnus Dei proposto in chiusura. È apparsa invece meno convincente la prova del mezzosoprano Rosa Bove: sebbene si sia apprezzata l’articolazione delle legature a due nell’italianissimo Laudamus te, la cantante nostrana ha mostrato affanno nelle impervie colorature nel registro grave e qualche pericoloso scollamento ritmico nel terzetto del Quoniam.

Un momento di particolare interesse è stato il finale del concerto, introdotto dallo stesso Diego Fasolis dopo gli applausi seguiti al Benedictus (l'ultimo movimento originale scritto da Mozart per questa Messa). Il direttore ha scelto di presentare un Agnus Dei frutto di un contrafactum del Coro con basso solo Ihr Kinder des Staubes, tratto dalle musiche di scena per il dramma Thamos, König in Aegypten KV 345. La scelta può sollevare qualche dubbio: Fasolis aveva originariamente pensato questo contrafactum come completamento del Requiem KV 626, utilizzando quindi la variante funebre del testo (dona eis requiem invece di dona nobis pacem). Inserire un brano dal carattere così connotato liturgicamente all’interno di una Messa che, seppur incompleta, contiene il Gloria più monumentale mai composto da Mozart, è apparso un accostamento audace e non del tutto condivisibile. Ciononostante, si è trattato di un ascolto interessante e raro: una pagina intrisa di sensibilità melodrammatica, dove i richiami musicali al Don Giovanni risultano più che espliciti.

Il concerto si è chiuso con un pieno successo di pubblico. Il Maestro Fasolis, forte di un legame trentennale con il Coro della RSI, ha guidato l’esecuzione con rigore ritmico e grande ricerca espressiva, suggellando la serata con tanto di ostensione al pubblico della partitura mozartiana.

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