Eterni ritorni
Torna Nabucco e torna lo spettacolo di Stefano Poda, simillimo all'Aida appena rivista. E torna l'ottimo Amartuvshin Enkhbat nei panni, questa volta, del sovrano assiro.
VERONA, 26 giugno 2026 - Il tempo scorre velocemente e si fatica a credere che un altro anno sia passato ed eccoci di nuovo sui gradini caldi della magnifica Arena di Verona, il palcoscenico all’aperto più imponente del mondo che desta forti emozioni anche a chi lo frequenta da tanto, forse, troppo tempo. Nessuna offesa al festival lirico che da più di cent’anni attira melomani e turisti da ogni angolo del mondo; solo la certezza che si va ad assistere a qualcosa già visto. E ci si riferisce non solo agli allestimenti delle opere che si vedono quasi ogni anno, ma anche alle messe in scena delle celebri opere di Verdi realizzate da Stefano Poda, il regista trentino, inventore di allestimenti grandiosi popolati da persone che di più non si può. Parliamo di due opere verdiane, Aida e Nabucco, che hanno debuttato rispettivamente nel 2023 e nel 2025. Una settimana fa è tornata Aida, oraabbiamo rivisto Nabucco. Sono opere lontane una dall’altra anni luce, ma le loro messe in scena firmate Poda si somigliano parecchio.
Quindi niente di nuovo sotto i cieli veronesi; il palcoscenico sconfinato deve essere riempito per forza di coristi, comparse e figuranti: la messa in scena di Nabucco soffre di mania di grandezza ancor di più dell’Aida. Se si vuole scherzare, saremmo grati dell’informazione riguardo la quantità di gente ingaggiata dalla Fondazione Arena per Nabucco. Gli uni cantano, gli altri stanno fermi, camminano e marciano, ma tutti sono addestrati in modo da somigliare addirittura ai partecipanti alle parate militari nei tempi dell'Unione Sovietica.
Le scenografie essenziali di Poda si limitano a due giganteschi emisferi e a una clessidra trasparente che accoglie la scritta “Vanitas” e fa parte di una scala che scende sul palco. Ma il tuttofare non figura solo come scenografo; è anche il regista che si assume il compito difficile di gestire le masse, con risultati sorprendenti. Distribuzione sul palco e gestualità dei guerrieri abbigliati da schermidori sono davvero spettacolari, e fa trattenere il respiro l’austera disposizione dei figli d’Israele che intonano il mitico “Va’ pensiero”, uno dei momenti davvero sublimi della recita. Due anni dopo la prima, il ritorno della messa in scena di Nabucco firmata Poda ha una sua rivincita.
Nel cast ritroviamo l’instancabile baritono mongolo Amartuvshin Enkhbat nel ruolo del titolo . L’estate veronese lo vede impegnato in decine di recite nei ruoli di Giorgio Germont, Amonasro, Nabucco, e in ognuno di questi ruoli riesce a sorprenderci: disegna personaggi vivi dalla psiche complessa attraverso un canto d’eccezionale qualità: timbro splendido, dizione nitida, accento nobile. La presenza del soprano italo uruguaiano Maria José Siri, in un certo senso, è una garanzia (una settimana fa l’abbiamo ascoltata come protagonista in Aida) non sorprende e non delude, ma conferma della sua reputazione di solida professionista. Tuttavia, l’attività così intensa non giova alla voce della cantante: affrontando la parte di Abigaille, dalla scrittura impervia, dà i segni di evidente stanchezza. La voce suona opaca ed è sgradevole nel registro basso; senza parlare del lavoro quasi assente sul personaggio che prevede un certo carisma: al posto dell’ultimo si vede e si ascolta una cantante, sì, esperta, ma portata a una fatica estrema che fa nascere un dubbio riguardo l’esito della recita. Molto bene il basso Roberto Tagliavini, in possesso di una personalità notevole, di modi nobili e voce profonda e morbida, che favoriscono la creazione di un personaggio autorevole e carismatico. Annalisa Stroppa dona al personaggio di Fenena voce bella e lucente e si ascolta con gioia il tenore Galeano Salas, dallo strumento caldo e ben timbrato, nel ruolo d’Ismaele. Completano il cast Nicolò Ceriani (il Gran Sacerdote di Belo), Carlo Bosi (Abdallo) ed Elisabetta Zizzo (Anna).
Michele Spotti coglie bene lo spirito selvaggio e un pochino rustico del primo Verdi, raggiunge una buona armonia tra la componente eroica e quella lirica e guida l’orchestra areniana con precisione. Il coro della Fondazione Arena di Verona preparato da Roberto Gabbiani inevitabilmente regala dei momenti di forti emozioni e si riconosce il contributo della compagnia di ballo coordinata da Gaetano Bouy Petrosino. Il pubblico applaude generosamente e a lungo: Nabucco firmato Podarimane saldamente nel cartellone del festival lirico veronese.
Leggi anche
