Purezza nell'abisso
Immacolata concezione (Tre riti sull’amore) di Vuccirìa Teatro va in scena con grande successo al Teatro Bellini di Napoli.
NAPOLI, 13 ottobre 2026 - Gli attori entrano in sala e insieme a un gregge immaginario ci muoviamo con loro verso la scena. La nostra attenzione è catturata definitivamente, né sarà più persa. Un ritmo travolgente per una storia semplice, intima ma collettiva, che metterà in luce la miseria e la meschinità, la gelosia e l’invidia, l’arroganza e la paura, la fragilità e la meraviglia di fronte a ciò che non si può capire e non si può trattenere. Una ragazza semplice che con la sua ingenua purezza strega e ammalia un mondo di falsi, disarmando la loro arroganza, lasciandoli scoperti e indifesi.
Nella Sicilia del 1940, con il Fascismo e la guerra che marciano sulle strade e nelle vite della gente, un padre in disgrazia lascia la figlia alla tenutaria del bordello del paese, barattandola con una capra gravida. La giovane attira le attenzioni di tutti, ma resta un mistero cosa sia capace di fare agli uomini per legarli a sé come nessun’altra riesce. Non c’è ribellione in quella fanciulla che appare una sempliciotta, ma che sa conquistare fino nelle profondità dell’animo umano, come se sapesse scendere in fondo all’oscurità e tornare ogni volta, nuotare in fondo al mare, affrontare il fuoco della lava e risalire a respirare.
La purezza della recitazione e l’armonia creata sul palco possono raccontare e insegnare, possono denudarsi per spogliare così l’animo di tutti, mostrando il coraggio di rischiare; consegnando con vividezza l’effetto che fanno sulla pelle la meschinità e, di contro, l’amore; scommettendo sulla forza della carne e della terra; spiegando il mare e il cielo a chi su quella stessa terra gareggia per non perdere spazio, per saziare una fame che prosciuga la fonte della loro stessa sopravvivenza.
Ogni scelta di scena, abiti, corpi, suoni, rumori, fischi, spiega la cura di un realismo che va oltre l’interpretazione e diventa un fatto che commuove, fa sorridere, fa battere il cuore; diventa vita che si svolge e racconto che si materializza. Gli attori sono superbi, danno concretezza ad una comunità, e allo stesso tempo a singole individualità dai tratti netti. La Concetta di Federica Carruba Toscano, con la sua voce modulata sulle movenze del corpo e adornata da un sorriso autentico, riesce a toccare corde di un’intimità emotiva che si cerca di proteggere. In scena ci sono la natura, la vita, la guerra, l’amore senza malizia; ci sono attori e personaggi che sentono il corpo e le sue reazioni trasmettendole nel modo più diretto possibile, come se le passassero di mano in mano, di carne in carne, rischiando sé stessi senza risparmiarsi. Lo spettatore si trova dentro la “Vuccirìa”, trascinato da voci e richiami, rapito dal racconto di storie senza tempo, perché di ogni tempo, mentre si vorrebbe toccarle per verificare se siano davvero davanti a noi.
A fine spettacolo un teatro pieno non voleva smettere di applaudire la luce brillante dei Vuccirìa Teatro.
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