L’Ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

Archetto e tastiera, intorno a Parigi

di Gianmarco Rossi

Simone Pirri e Christophe Rousset propongono, nella stagione degli Amici della Musica di Padova, un affascinante percorso attraverso la letteratura per violino e cembalo nell'Europa del Settecento

Padova, 14 gennaio 2026 - La ricca rassegna concertistica proposta dagli Amici della Musica di Padova è una certezza nel panorama musicale italiano. Alla sessantanovesima stagione, il cartellone proposto per il 2025/2026 è come di consueto eterogeneo e interessante e offre allo spettatore percorsi d’ascolto che attraversano i secoli della storia musicale, dal repertorio cameristico antico fino alla produzione contemporanea, in cui nomi dalla consolidata esperienza si affiancano a giovani dalle belle promesse, costituendo senza dubbio un elemento di particolare pregio.

In questa occasione, per il ciclo Anticamente, condividevano il palcoscenico il cembalista e direttore d’orchestra Christophe Rousset, fra i massimi esponenti della prassi esecutiva storicamente informata, e l’astro nascente Simone Pirri, violinista. Il duo ha presentato un singolare programma di sicura attrattiva in cui il barocco europeo ha saputo mostrare tutta la varietà e vitalità. Si eseguono brani di compositori francesi, italiani e tedeschi in cui la tecnica violinistica italiana si mescola a esperienze e gusti nazionali e in cui, com’era prevedibile sotto l’egida di Rousset, il polo centrale è Parigi, crocevia necessaria e punto d’incontro per compositori attivi nelle corti e nei contesti più importanti d’Europa.

È soprattutto nella prima parte del concerto che la Francia la fa da padrona. Il Tombeau di Leclair, iniziatore della scuola violinistica francese e che tanto aveva appreso e sperimentato in Italia, è efficace per rappresentare musicalmente il sodalizio artistico fra Rousset e Pirri. Segue poi un Pièce de clavecin en sonate avec accompagnement de violon, di raro ascolto,di Balbastre in cui, come il nome lascia supporre, il violino non è protagonista, bensì compagno del cembalo. Ed è questa la logica del concerto: non c’è un attore principale e un comprimario. Il cembalo non è mero sostegno alla parte del violino, ma si crea un prezioso timbro simbiotico in cui i due strumenti sono in perfetto equilibrio fra loro. E lo stesso si dica con la Sonata in Si bemolle maggiore op. 5 n. 3 di Luigi Boccherini. La medesima sintonia la ritroviamo poi nell’esecuzione. Rousset suona con la sua encomiabile sapienza e sotto le sue mani il cembalo si mostra caleidoscopio di sonorità, di effetti e affetti.

Pirri gli fa da degna controparte: è un canto di grazia quello che le sue dita, scivolando sulle corde del violino, un Carlo Annibale Tononi del 1720, plasmano. Le melodie del violino si diffondono elegantemente nella sala, con un carezzevole e piacevole legato e disinibiti chiaroscuri. Nonostante la giovane età, Pirri suona con consapevolezza matura, senza rinunciare alla freschezza che gli anni gli permettono e la delicatezza che talvolta adopera è piuttosto raffinata pudicizia. Un giovane che si affaccia certo da poco nel panorama solistico, ma che lascia presagire un roseo futuro. Ed è soprattutto nella seconda parte del concerto che si capisce di che pasta è fatto: la Sonata in la minore op. 2 n. 5 di Tartini gli permette di cavar fuori gli artigli con un suono pieno ed esaltante, e conseguenti ovazioni del pubblico. A seguire due interessanti sonate bachiane, non di Johann Sebastian, ma dei figli Johann Christian e Carl Philipp Emanuel, da bei giochi melodici e contrasti armonici.

I musicisti dialogano col pubblico, spiegano la loro idea di concerto e di far musica e filologia, mostrando la riproduzione dell'editio princeps della sonata di Leclair, di cui Rousset possiede un esemplare nella sua biblioteca privata, sulla quale i due suonano, anziché ricorrere a trascrizioni moderne. Ma se lo possono permettere, consapevoli come sono della prassi storicamente informata. Il dialogo col pubblico permette anche di cogliere la stima e la riconoscenza che Pirri, con genuina timidezza, nutre per l’illustre maestro. E se un ambiente più intimo e raccolto rispetto all’ampio e rischiosamente più dispersivo auditorium Pollini avrebbe certamente giovato a questo genere di musica, la grandezza della sala non è certo d’ostacolo all’eloquenza del violino di Pirri e al cembalo di Rousset. Il pubblico copioso tributa un sincero successo al duo che prende commiato con un bis sensibile, il Cantabile, ma un poco adagio dalla Sonata per Violino in Sol maggiore BWV 1019a, dedicato alle vittime dell’incendio di Crans-Montana, una tragedia europea che tanto ha scosso l’opinione pubblica.

Leggi anche

Interviste, Simone Pirri

Argiano (Montalcino), Abel 300,27/08/2023

Siena, Perfida Albione, 28/08/2023


 

 

 
 
 

Utilizziamo i cookie sul nostro sito Web. Alcuni di essi sono essenziali per il funzionamento del sito, mentre altri ci aiutano a migliorare questo sito e l'esperienza dell'utente (cookie di tracciamento). Puoi decidere tu stesso se consentire o meno i cookie. Ti preghiamo di notare che se li rifiuti, potresti non essere in grado di utilizzare tutte le funzionalità del sito.