L’Ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

Strana coppia, e vincente

di Irina Sorokina

Stravinskij e Menotti, danza e opera: l'abbinamento proposto in dittico dal Teatro Filarmonico di Verona è senz'altro inconsueto, tuttavia il risultato convince.

VERONA, 28/10/2026 - “L’altro volto dell’Arena” è capace di sorprenderci. Dopo l’estate scorsa, piuttosto rassicurante, visto che presentava i soliti tipici titoli, quali Aida in due versioni sceniche, di Franco Zeffirelli e Stefano Poda, Turandot del primo e Nabucco del secondo, La traviata di Juan Guillermo Nova (annunciata come “nuova”, ma che di nuovo non aveva quasi nulla), La bohème messa in scena da Alfonso Signorini con un risultato piuttosto modesto, il pubblico è chiamato ad assistere ad un “dittico” inedito: il balletto di Igor Stravinskij Jeu de cartes e l’opera di Gian Carlo Menotti Amelia al ballo, una coppia piuttosto strana, a nostro parere.

Jeu de cartes è l’ultimo balletto che Stravinskij scrisse in Europa, ma la prima ebbe luogo già negli Stati Uniti. Il nome parla chiaro, sul palcoscenico è rappresentata una partita a pocker, lo testimonia il fatto che la partitura non è divisa in atti, ma in tre “mani”. L’idea non fu veramente originale, il tema del gioco d’azzardo attrasse già il sommo poeta russo Aleksandr Puškin; il soggetto del suo racconto La dama di picche ispirò Čajkovskij che compose una delle sue opere migliori. Un altro celebre poeta russo, Mikhail Lermontov, scrisse il racconto Štoss e il grande romanziere Fedor Dostoevskij dedicò al tema del gioco d’azzardo il suo primo romanzo, Il giocatore, che ispirò la prima opera di Sergej Prokof’ev. Tuttavia tra il balletto di Stravinskij e le opere di Čajkovskij e Prokof’ev c'è una grande differenza; Igor Fedorovič si è concentrato sul fenomeno del gioco di carte, mentre Petr Il’č e Sergej Sergeevič prestarono grande attenzione alla psicologia e al destino degli esseri umani che hanno avuto la sfortuna di cadere in una trappola tra le più pericolose. Nel balletto domina il tavolo coperto dal tessuto verde e sono presenti tre giocatori che poco hanno a che fare con gli umani travolti dalle passioni; il loro compito è limitato dal giocare, il vincere e il perdere, e la loro partita è gestita da un Jolly. I veri protagonisti del balletto sono le carte.

A Verona le coreografie portano la firma di Matteo Levaggi e risultano pressappoco accademiche, valorizzano i fisici scultorei dei ballerini e i passi di danza conosciuti non solo dagli amanti di quest’arte, mentre Filippo Tonon assume il compito di regista, scenografo e costumista: il risultato è uno spettacolo dinamico, vivace e brillante che riscuote un gran successo. Nel balletto al centro dell’attenzione, giustamente, è Davide Buffon nel ruolo del perfido e potente Jolly che vanta il proprio “corteo” composto da otto ballerine nei panni delle Regine di Cuori, tutte belle e snelle, ma a volte non in piena sintonia.

Dopo il balletto arriva l’opera Amelia va al ballo di Gian Carlo Menotti, che al debutto negli Stati Uniti nel 1937 si chiamava Amelia goes to the ball. Spigliata e divertente, racconta la vicenda di una donna che non si ferma davanti a un ostacolo non da poco: il marito con una lettera d’amore a lei indirizzata nelle mani! La protagonista, dotata di un grande spirito e prontezza, riesce a liberarsi sia del marito sia dell’amante per andare al ballo con il simpatico commissario di polizia.

Tonon, con il contributo di Fiammetta Baldiserri autrice della “partitura” di luci, invita il pubblico a immaginare la vicenda nella New York negli anni Trenta del secolo scorso, all’interno di un appartamento elegante situato sul centunesimo piano di un grattacielo che fa parte dello skyline delle grandi città americane. Costruisce uno spettacolo intelligente, dinamico e coinvolgente obbligando i personaggi splendidamente vestiti a muoversi in continuazione a causa dell’ascensore sfortunatamente fuori uso.

Efficiente e affascinante il cast. Eleonora Bellocci è una splendida Amelia che unisce a un perfetto physique du role una grande eleganza nel portamento e la capacità di indossare abiti splendidi. La voce vanta timbro accattivante e squillo incantevole e l'atteggiamento scenico sa di naturalezza e ironia; la romanza “Vola intanto l’ora insonne” la porta a un autentico trionfo grazie all’emissione morbida, la sicurezza tecnica e il fraseggio coinvolgente. Il fatto che sulla scena finga di usare un microfono avvicina la sua eroina a una diva del musical. Gezim Myshketa fa una bella figura nel ruolo del marito della protagonista: possiede la voce di baritono salda e piena e sa stare benissimo in scena. Anche Leonardo Cortellazzi (l’Amante) sfoggia un bel timbro e grande musicalità, affiancati felicemente dalla sensibilità d’interprete. Perfetta la squadra dei comprimari, Ana Victoria Pitts (Amica), Nicolò Donini (Commissario), Manuela Schienale (prima cameriera), Alessandra Andreetti (seconda cameriera).

Ottima la direzione di Francesco Ommassini, precisa e sciolta nello stesso tempo, che perfettamente si adatta a partiture ricche di spirito e piene dei momenti sorprendenti. Un grande elogio va al coro preparato da Roberto Gabbiani.

Alla fine i grandi applausi al dittico inedito che incuriosisce e ispira il pubblico.

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