Far torto o patirlo
di Matteo Lebiu
L’allestimento di Nabucco approdato al Teatro Sociale di Como si distingue per una regia che colloca l’opera verdiana in un contesto distopico e post-apocalittico, enfatizzando il valore archetipico del conflitto tra popoli. Sotto la direzione di Valerio Galli, lo spettacolo si sviluppa attraverso una lettura sonora energica e strutturata, sostenuta da un cast di buon livello e da un coro protagonista sul piano drammaturgico e musicale.
COMO, 12 dicembre 2025 - Approda anche al Teatro Sociale di Como l’allestimento della terza opera di Giuseppe Verdi, Nabucco, in coproduzione con il circuito OperaLombardia e i teatri di Modena, Reggio Emilia e Lucca. L’ultima opera dell’anno al Sociale di Como è stata diretta dal M° Valerio Galli, con la regia di Federico Grazzini, che ambienta Nabucco in un paesaggio distopico, quasi post-apocalittico, in cui il conflitto tra Babilonesi ed Ebrei diventa archetipo del conflitto universale tra oppressione e resistenza. La cupezza dell’ambientazione e dei costumi, curati da Anna Bonomelli, sancisce la visione del regista insieme all’impiego efficace delle luci di Giuseppe Di Iorio.
Nel ruolo del titolo, il baritono Angelo Veccia presenta un impasto timbrico ricco ed omogeneo, che gli consente di rendere con cura la profondità psicologica del re babilonese, passando nel corso della serata da vibranti impennate autoritarie a momenti di tormento interiore. Emblematica, in tal senso, è stata l’aria “Dio di Giuda”, nella Parte IV dell’opera, seguita dalla cabaletta “O prodi miei”.
Il soprano Kristina Kolar ha affrontato l’impervio ruolo di Abigaille con precisione, ma non senza difficoltà: la vocalità importante presenta qualche difetto in merito all’omogeneità della linea. Se nell’acuto mostra qualche tensione, risultando un po’ sguaiata, nel grave perde incisività, rendendo poco chiare le diverse agilità richieste dalla partitura verdiana.
Zaccaria è stato ben interpretato dal basso Riccardo Zanellato, che ha proposto una lettura assolutamente coerente e all’insegna della compostezza e della dignità, elementi che ben si sposano con il ruolo del sommo sacerdote ebreo, dalla fede incrollabile, alla guida del suo popolo. La vocalità tornita e la ricerca drammatica nel personaggio sono evidente frutto di una lunga esperienza artistica, arricchita da fondamentali collaborazioni come quella con il maestro Muti e il basso Bonaldo Giaiotti.
Particolarmente apprezzata è stata la prova del tenore Marco Miglietta, nel ruolo — breve ma dalla scrittura impervia — di Ismaele, di cui ha proposto una lettura appassionata e dal piglio eroico fin dall’inizio dell’opera. Il personaggio di Miglietta rappresenta perfettamente l’idea di eroe romantico mosso dall’amore, ingenuo ma irrefrenabile, nei confronti di Fenena, la figlia di Nabucco prigioniera degli Ebrei, interpretata da Maura Gaudenzi con un canto preciso ed elegante. Degna di encomio la sua preghiera “Oh dischiuso è il firmamento!” nel IV atto.
La direzione di Valerio Galli è del tutto convincente, così come la prova dell’orchestra I Pomeriggi Musicali di Milano (al netto di qualche imprecisione nell’intonazione della Sinfonia). Quella di Galli è una lettura molto volitiva e scultorea, in cui la resa degli affetti avviene più attraverso il volume del suono che nello stacco dei tempi, con il risultato di appesantire leggermente alcune pagine. Eccezione in tal senso è stato il “Va', pensiero” nel III atto che, nonostante l’ottima esecuzione da parte del Coro OperaLombardia, ha dato l’impressione di svanire a causa di un tempo forse troppo veloce (in fin dei conti, sulla partitura si legge Largo, non Andante). Molto apprezzata è stata la capacità di controllo del direttore nei grandi concertati, che in Nabucco di certo non mancano, con ferrea coesione ritmica tra solisti, coro e orchestra; un esempio su tutti è il Finale II.
Assoluto protagonista della serata è stato il Coro OperaLombardia, istruito a dovere dal M° Diego Maccagnola, che ha costituito a tutti gli effetti un personaggio a sé stante — il popolo degli Ebrei, appunto — con grande resa drammatica e varietà di affetti: dalla rabbia del coro iniziale “Gli arredi festivi” fino alla solennità dell’”Immenso Jehova” nell’ultimo atto, passando per il lamento mesto (ma con grande dignità) del “Va', pensiero”.
Un allestimento solido e coerente, che trova nel coro il suo massimo punto di forza e in una regia incisiva la chiave di lettura dell’opera. Pur con alcune riserve interpretative, il Nabucco comasco conferma l’efficacia del progetto OperaLombardia e la vitalità del titolo verdiano in chiave contemporanea.
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