L’Ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

Comunità

di Roberta Pedrotti

Una prima italiana di Henze affiancata da due nuove commissioni e una pièce sui suoi rapporti con la poetessa Ingeborg Bachmann mettono al centro del Cantiere di Montepulciano, a cento anni dalla nascita del fondatore, la necessità e la responsabilità sociale del progetto, l'importanza e l'impegno dell'essere umano.

MONTEPULCIANO, 1 agosto 2026 - Il Cantiere nasce come luogo dove si costruisce insieme, si fa comunità, e per la comunità di Montepulciano Hans Werner Henze ha creato una scuola di musica, l'istituto che ora porta il suo nome, dai risultati stupefacenti in un comune che non raggiunge le tredicimila anime e dove senza auto, semplicemente, non si arriva e non si parte (la stazione ferroviaria c'è, ma a una decina di chilometri e almeno quindici minuti su gomma dal borgo). Facile immaginare che, senza il Cantiere, Montepulciano sarebbe rimasto una tappa nei percorsi turistici del Chianti dove bere e acquistare vino eccellente, fare una passeggiata e gettare uno sguardo alla collezione etrusca – sempre affascinante la porta dell'oltretomba – e a una pinacoteca piccola ma tutt'altro che disprezzabile, fra Della Robbia, Sodoma e un probabile Caravaggio. Insomma, un incantevole cucuzzolo fra gli innumerevoli incantevoli cucuzzoli del centro Italia, distinto dalla generosità di Bacco e dall'ingegno dei suoi adepti. Invece, questi panorami che abbracciano il lago Trasimeno non restano una cartolina da ammirare sorseggiando un calice di Nobile. Quel che fa la differenza è che a Montepulciano è nato non un Festival, bensì un Cantiere, non una rassegna di eventi ma un progetto da vivere insieme, a ricordarci che siamo parte tutti di uno stesso organismo, di uno stesso cosmo di reciprocità. E così, non ci sono solo gli ospiti di qualche giorno, ma c'è un tessuto che è quello degli studenti dell'Istituto musicale H.W. Henze, dell'Orchestra Poliziana che da esso promana e che ci ha offerto, in un programma tutt'altro che semplice, una prova davvero notevole, insieme con la Corale Poliziana e il Gruppo Corale Le Grazie (direttrice Judy Diodato), vale a dire due dei molti complessi vocali amatoriali o semiprofessionali che costituiscono un tessuto fondamentale della cultura musicale pratica. Quanto valgano lo dice la difficoltà della cantata In the first age the frogs dweit at peace, dalle Moralities di Henze, in prima esecuzione italiana. Il richiamo a Esopo si riallaccia alle favole sull'amicizia dedicate proprio a Henze da Stefan Hakenberg e ascoltate a Siena il giorno prima; la morale resta terribilmente attuale e una chiave di lettura dell'intero programma del concerto. Quanto ci somigliano, infatti, queste rane pronte a rovinarsi da sé nell'insoddisfazione dell'abbondanza e della pace, alla ricerca di un fantomatico “ordine” finché non conquistano il disastro? Più che alle regioni più sventurate del mondo, più che alla povertà e alla violenza, vien da pensare all'incoscienza di chi è nato fortunato e, invece di farne una responsabilità per il bene di tutti, quella fortuna la spreca gettando sé e gli altri nel precipizio.

Ecco allora che si ascoltano con coscienza le due commissioni del 51° Cantiere: Y seguì cantando è una elaborazione di canzoni classiche e tradizionali argentine e venezuelane curata da Gabriel De Pace (nato nel 1998). L'orrore delle dittature, dei desaparecidos, il dolore delle Madres de Plaza de Mayo appare nella filigrana dolcissima di una berceuse o di una memoria musicale condivisa. Quasi brutale e, certo, efficacissimo è il contrasto con l'Alfabeto degli universi di Fabio Massimo Capogrosso (classe 1984), che invece tratta in forma di melologo alcune opere del poeta palestinese Haidar al-Ghazali lette da lui stesso in traduzione italiana: la recitazione, che mescola accenti d'amore, d'affetti, semplice quotidianità con sangue e morte divenuti non meno quotidiani (ci si può mai assuefare a guerra e terrorismo?), è accompagnata con ben studiata discrezione, sconquassata però dall'irrompere improvviso di veri e propri bombardamenti sonori. A ciò che di razionale ed emotivo passa attraverso la mente si unisce la pura, ineffabile, sensazione fisica, mentre applaudiamo senza riserve tutti gli interpreti, fra i quali citiamo anche Giovanna Vivarelli, voce recitante in Henze, i solisti Megghi Abgaryan, Stefano Bernardini e Matilde Piccardi, il direttore Alessio Tiezzi.

La comunità musicale guarda il mondo che la circonda, interroga e si interroga, tuttavia resta aperta la necessità di un intreccio sempre poroso e attivo fra società (poliziana, in questo caso) e arte (il Cantiere) affinché la relazione sia reciproca non solo nella riflessione sui massimi sistemi, ma anche se non soprattutto nell'esperienza quotidiana, da cui può nascere poi la spinta a sperimentare ed osare. Con questi pensieri in mente, dall'oggi ci si volge al passato, dal collettivo all'intimo, nella serata che, alla rocca, in collaborazione con l'Accademia Musicale Chigiana, si dedica al rapporto fra Henze e la poetessa Ingeborg Bachmann, librettista di Die Zikaden, Der Prinz von Homburg, Der junge Lord. In Cara Inge... Caro Hans Guido Barbieri, Hans Werner, e Astra Lanz, Inge, fanno rivivere attraverso le lettere un dialogo serrato e toccante, profondo e leggero, fra due amici e anime affini che s'incontrano e si scontrano, quasi si amano, se non vogliamo metterci a etichettare i sentimenti in una relazione, da questo punto di vista, convenzionalmente impossibile (lui omosessuale, lei legata in relazioni infelici, ma sul punto, forse per scherzo, perfino di sposarsi). Luigi Attademo è la terza voce di questa conversazione vespertina, con la sua chitarra che ruota intorno ad alcune pagine di Henze (Drei Tentos, Memorias de El Cimmarón, Romeo and Juliet e Ophelia da Royal Winter Musica) in un crescendo di pathos e complessità. La comunità nasce dalle persone e ci sediamo, volentieri, discreti, sotto un pergolato estivo per condividere le confidenze di Inge e Hans, artisti ed esseri umani.

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