Il giorno del gran viaggio
Anche quest'anno l'atmosfera del Rof si apre con il Festival Giovane e il debutto dei ragazzi dell'Accademia Rossiniana. La festa è doppia perché dopo quasi un anno di lavori riapre al pubblico anche il Teatro Rossini.
PESARO, 20 agosto 2026 - Il concerto finale dell'Accademia Rossiniana inaugura il Festival giovane e, indirettamente, è anche un'anteprima che immerge nell'atmosfera del Rof prima dei clamori dell'inaugurazione vera e propria. È un momento più intimo, nel mezzo delle prove delle produzioni “senior”, in cui ci si ritrova ancora nel fervore del dietro le quinte a festeggiare il debutto dei ragazzi dell'Accademia. Li aspetta, ormai, un calendario fitto fitto, perché non si tratta solo di preparare Il viaggio a Reims che andrà in scena a metà agosto, ma anche di prender parte a tutti i vari concerti promossi a Pesaro e in vari centri dei dintorni, in parchi, palazzi, chiese e musei. Si fanno le ossa, abbiamo l'occasione di ascoltarli più volte e si fa cultura vera nel territorio, portando arte viva negli spazi di cui le province sono piene ma che raramente si animano (chi tiene i cordoni delle borse istituzionali dà il giusto riconoscimento a questo impegno?).
Per noi, da questa prima serata, sorge subito maliarda la tentazione di mettere i ragazzi sotto la lente di un microscopio, indagarne le qualità, il potenziale, le prospettive o i difetti. L'esperienza, però, ha anche insegnato che la strada è lunga e priva di sorprese, che la memoria di alcune rivelazioni luminose già in queste prime prove non deve offuscare altri percorsi sviluppatisi in tempi più lunghi o diversi repertori. Non si deve dimenticare che non esistono solo le carriere da superstar, che qualcuno può non aver mantenuto le aspettative, ma c'è anche chi è fiorito dopo esser passato quasi inosservato. Insomma, c'è curiosità, empatia, emozione, ma non volontà di giudicare, semmai di consigliare, come dovrebbe sempre essere ed è a maggior ragione in questi casi, in cui la tensione e l'inesperienza possono giocare qualche scherzo. Una singola aria non concede lo spazio di un'intera opera e l'aiuto della scena, ma può essere meglio selezionata per evidenziare le qualità dell'artista.
In questo caso il lungo programma che mette sotto i riflettori ben venti giovani cantanti è davvero impegnativo, a tratti vertiginoso, pur sostenuto al piano con concentrazione e sensibilità rare dall'eccellente Rubén Sánchez-Vieco.
In un ventaglio di nove diverse nazionalità, il consiglio di curare la pronuncia italiana non è rivolta solo agli stranieri, che possono faticare per ragioni oggettive nell'individuare i giusti fonemi, ma anche ad alcuni madrelingua, che talora finiscono per subordinare la chiarezza alla ricerca dell'emissione. Un altro aspetto a cui prestare attenzione, specie per le voci femminili, riguarda una certa tendenza a suoni un po' troppo fissi e taglienti nelle zone più alte della tessitura.
Partendo dalle voci gravi, appare molto promettente il giovane basso italiano Davide Sodini, impegnato nell'aria di Assur; il cinese Kairui Liu canta correttamente “La calunnia” non senza qualche affanno fonetico; lo statunitense William Meinert colpisce per la figura altissima e allampanata fronteggiando l'impervia aria di Alidoro. Molto bene il baritono croato Davor Nekjak, che nella sortita di Slook pare un madrelingua e canta con scioltezza. Ad aprire la serata era stato il collega di corda giapponese Keisuke Onoda con un buon Taddeo dall'Italiana in Algeri, mentre Taito Abe, pure giapponese, si è cimentato nella cavatina di Figaro e l'ucraino Iurii Strakhov in quella di Dandini. Nella grande aria di Filippo dalla Gazzetta, Eduardo Di Cecco mostra interessanti presenza e teatralità, per valorizzare le quali si può suggerire di lavorare maggiormente sulla chiarezza della parola e la naturalezza dell'emissione.
Fra i tenori, il coreano Dongjae Son esibisce nell'aria di Ramiro la voce più ampia e sonora, mentre un po' più delicati risultano i cinesi Jiahui Mo (Idreno) e Yukang Zheng (Conte Alberto nell'Occasione fa il ladro); l'italiano Enrico Basso affronta addirittura l'aria di furore di Gernando in Armida e lo fa con dizione chiarissima e vocalità pulita di bel colore, cui mancava in quest'occasione giusto un po' di grinta nell'espansione e nell'espressione.
Entrambi i mezzosoprani in locandina stasera, Martina Myskohlid (Canada) e Hope Nelson (Stati Uniti), hanno voci piuttosto chiare e proiettate in acuto, a proprio agio, rispettivamente, nel rondò di Cenerentola e in quello di Elena dalla Donna del lago.
Nella nutrita schiera dei soprani, si loderà la resa del grande recitativo nella scena di catene di Amenaide da parte di Martina Saviano e la solidità vocale, giusto ancora un po' freddina, di Momoko Toyama nella grande aria di Adelaide di Borgogna. Come quest'ultima giapponese è Kanako Tominaga, cui è affidata “Squallida veste, e bruna” dal Turco in Italia, da cui è tratta pure “Non si dà follia maggiore”, per la voce della croata Hana Ilčić. Dal Kazakistan vengono poi Aziza Omarova, pungente Berenice dai centri rotondi nell'Occasione fa il ladro, e Madina Abildina, graziosa Ninetta della Gazza ladra.
Al termine, come da tradizione, il gran pezzo concertato dal Viaggio a Reims, sotto la guida del direttore designato per le recite di agosto, Sieva Borzak. Ci si commuove perfino un po', ancora una volta: ecco il debutto, il primo passo, pochi minuti ciascuno per lasciare un'impressione che poi il tempo trasformerà in un'identità d'artista. E così, anche quest'anno, ricomincia il Rof.
Pesaro, concerto Accademia Rossiniana,21/07/2025
Pesaro, concerto Accademia Rossiniana,15/07/2024
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